Explaining me: persone, cocci e metafore
Non ci so fare con le persone, è un dato di fatto. A ognuno il suo: io sono brava con le cose tecniche, con la logica e simili, ma gli esseri umani, il più delle volte, tendo a non capirli. 
Le persone non hanno quasi mai comportamenti razionali, forse è per questo che ci sbatto sempre la testa, alla ricerca del teorema, del rapporto causa-effetto, del come, quando e perchè.
La gente cambia, si avvicina e si allontana, comincia a detestarti da un giorno all’altro, senza nessuna logica… Credo che continuare a cercarla sarebbe il modo peggiore per impiegare il mio tempo.
Se c’è una cosa che voglio cambiare, di me, è questa: il cercare per forza una spiegazione, anche quando, semplicemente, non c’è. Di tutte le altre cose che mi rimproverano, a dirla tutta, non me ne potrebbe fregare di meno.
Sarebbe una facile obiezione dire che, se nell’arco di pochi mesi riesci a tagliare i ponti con quattro o cinque persone (e a meravigliarti di quanto poco le conoscevi o le avevi capite) che possono essere state più o meno significative nella tua vita, ma che erano presenti in momenti importanti, forse ti dovresti fare un esame di coscienza.
Si, dovrei farmelo, me lo sono fatto, forse me lo rifarò. Ma a che pro?
Non posso essere quella che non sono, non posso cambiare per compiacere gli altri, non voglio neanche, fondamentalmente. Si, con un carattere meno rigido le cose sarebbero più facili, ma il carattere che ho è questo, e me lo tengo.
Sono ancora convinta (stupidamente forse) che le poche persone realmente importanti che incontriamo nel nostro percorso siano quelle che non ti giudicano, che non cercano di cambiarti, che non chiedono niente, che ci sono quando serve, senza bisogno di tante spiegazioni; sono quelle che non ti guardano dall’alto in basso perchè si sentono superiori, né dal basso in alto perchè si sentono inferiori, ma si mettono semplicemente al tuo fianco e ti accompagnano, anche se non condividono la destinazione.
Tutto il resto è rumore di sottofondo… 
Per questo non farò niente per recuperare i rapporti con chi ha avuto tempo e modo di capire come sono fatta e non ci è riuscito. Evidentemente era rumore di sottofondo, che avevo scambiato per qualcosa di più significativo. Capita, l’importante è rendersene conto e voltare pagina…
D’altronde, non ho mai capito le persone che si mettono a raccogliere tutti i pezzetti, quando si rompe un vaso, e cercano di rimetterli insieme alla meglio. Per quanto ti sforzi, il vaso rimane scheggiato, storto, precario, fragile…
Io preferisco raccattarli con la scopa, i cocci (che con le mani rischi pure di tagliarti), e buttarli via, nel cassonetto più vicino. Tanto se il vaso fosse stato abbastanza resistente non si sarebbe rotto. E poi ne vendono tanti in giro… 
Questo è per tutti quelli che sono usciti volontariamente dalla mia vita nel 2008… Adiòs! 


), e della seconda ho visto solo l’ultimo quarto d’ora, mentre il resto l’ho ascoltato via radio (come ai bei tempi della Lazio scudettata) sull’autobus per tornare a casa… Però è stato curioso guardarsi in giro e vedere tutto l’autobus con le cuffiette, sintonizzato sulla partita, e poi la specie di ola che è venuta fuori al gol del pareggio… 

