Le cose belle della vita
Da piccola ero una specie di artista: adoravo disegnare, dipingere, fare sculture di das, pasta al sale e cose del genere. Me ne stavo tutto il giorno col blocco da disegno in mano, mi aggiravo intorno a casa per riprodurre questo o quel particolare.
Mi ricordo un periodo in cui mio padre, con pazienza infinita, mi accompagnava tutti i giorni in un punto in cui si vedeva una cava di marmo che mi ostinavo a voler disegnare. Non so quanti schizzi ci sono a casa di quella cava… Chissà che aveva di così particolare poi!
Ho cominciato a farlo a tre anni, ai tempi dell’asilo, quando a scuola ricoprivano una parete intera con le nostre opere. Solo che io pretendevo di farlo anche a casa, così c’era una parete, in cucina, perennemente ricoperta dei miei disegni, che cambiavano ad ogni stagione. Sotto c’era una panca di legno, il mio tavolo da lavoro. Un sacco di gente che frequentava casa mia, rincontrandomi adesso, mi chiede se mi ricordo di quella parete e di quella panca…
Certo che si, anche se la panca non c’è più da tanti anni e se la parete non è più quel foglio bianco che ispirava la mia fantasia di bambina. E’ quel genere di cose che ti porti dentro per sempre e a cui ripensi ogni tanto, sorridendo, con un po’ di nostalgia, chiedendoti che ne è stato di quella te…
Di ricoprire la parete della cucina con i disegni ho smesso alle elementari; di disegnare, invece, ho smesso più o meno in terza media, quando l’insegnante di storia dell’arte, con un misto di brutalità e buon senso, mi disse che si, ero brava, ma “con l’arte raramente si riesce a tirare a campare“.
Dopo le medie scelsi il liceo scientifico anche per questo. A 14 anni mio padre mi comprò il mio primo PC e cambiai decisamente hobbies, cominciando a fare tutta una serie di cose che mi hanno portato oggi ad essere quello che molti chiamano “un freddo e insensibile ingegnere informatico“.
Sarà che ho sempre ritenuto (con presunzione, probabilmente) di avere un approccio creativo all’informatica, alla programmazione e a tutto il resto; sarà che con il PC ci ho sempre fatto, nel bene e nel male, tutto quello che mi veniva in mente, sarà che non l’ho mai visto come qualcosa di limitante, ma solo un contenitore di tante altre possibilità. Insomma io non credo che quella parte di me si sia persa, penso solo che abbia trovato altri canali, come il mio sito, come questo blog, come Second Life (che in fin dei conti mi piace più per le sue possibilità creative che per altro). Solo che…
Solo che è normale avere gli occhi lucidi quando vedi la tua nipotina di 4 anni davanti ad un banchetto di legno, pennello in mano, concentrata sul suo dipinto ad acquarello, sotto ad una parete ricoperta con le sue opere recenti… E resti stupita perché sai che nessun altro in famiglia sa disegnare in quel modo, sai che questa cosa non può che averla presa da te, sai che una parte di te sta vivendo in qualcun altro.
E ti commuovi, come non hai mai fatto in vita tua.
Grazie Giada! 
