Un Natale come un altro
Depressione post Natale…
Mi rendo conto che devo smetterla di pensare che ogni anno sia il Natale peggiore della storia, il limite inferiore oltre cui non si potrà mai scendere, per poi ritrovarmi, l’anno dopo, a pensare che, incredibilmente, quello appena trascorso è stato peggiore del precedente.
Non sono di certo l’unica; parlando con altra gente, in fin dei conti, non ce n’è uno che ti dice che ama il Natale, o che è andato tutto bene. Solo da bambini va tutto bene…
Dunque, cosa mi innervosisce del Natale?
Il cenone della vigilia, tanto per dirne una. Sono atea e non mi piace quasi per niente il pesce, quindi mangiucchio si e no qualcosa, per poi rimpinzarmi di dolci, a fine cena.
I parenti noiosi che non ce la fanno nemmeno ad aspettare mezzanotte con tutti e due gli occhi aperti e se ne vanno a casa alle undici.
Il pranzo di Natale perchè, visto che la cena si è fatta a casa mia, il pranzo si fa inevitabilmente dal parente di turno che non sa cucinare. Quindi, anche se nel menù non compare il pesce, io non mangio niente lo stesso, per poi finire di nuovo a mangiare i dolci. Il caso emblematico di quest’anno? Agnolotti così passati di cottura che potevano facilmente essere scambiati per ravioli… 
Ok, mi fermo così, direi che mi sono sfogata abbastanza!
